Viaggi fantastici, itinerari fantasiosi per bambini di ogni età, dentro e fuori dal fagotto
giovedì 19 marzo 2026
Un acquarello; acqua colorata che disegna emozioni .
Mio papà ci ha lasciato molte emozioni, alcune pennellate
con acqua colorata.
Felice che l’acqua non scompaia mai, trasformandosi in
nuvole cangianti, per festeggiarlo accompagno un suo dipinto con un “Acquarello
musicale” di Sergio Romani.
mercoledì 11 marzo 2026
sabato 7 marzo 2026
In una tiepida sera di fine maggio del 1927, in una affollatissima
ballroom nel cuore di Harlem, il
quartiere multietnico di New York, si sta esibendo un’orchestra di
swing.
Fra i tavoli e al bancone del bar non si parla d’altro se
non della mitica trasvolata da New York a Parigi che quel folle di Lindy ha
appena compiuto. Sulla pista da ballo lo strepitoso ballerino Shorty George Snowden inizia ad
improvvisare un nuovo ballo.
“Ma questo ballo non lo conosco” fece notare un avventore
“Che stai ballando George?” urlò un amico con un
bicchiere di rum fra le mani
“Il Lindy Hop “
rispose il ballerino “Non vedi come volo?”
E così nacque il nuovo ballo dedicato a Lindy (Charles
Lindbergh) che a soli 25 anni a bordo di un monoplano compì in solitaria quell’
impresa fino ad allora dichiarata impossibile.
Ma fu nel 1936 che
grazie al gruppo di ballo “I Whitey’s Lindy Hoppers” e al loro stile
inimitabile ed inconfondibile, resero celebre in tutto il mondo
il Lindy hop.
La versione che vi propongo è tratta dalle “Dance
etudes" del compositore e oboista statunitense Robert Stephenson.
venerdì 20 febbraio 2026
Today, György Kurtág, one
of the most important European contemporary composers, turns 100.
Born on February 19, 1926,
in Lugoj, he lived and worked for many years in Budapest, where he taught at
the Franz Liszt Academy of Music.
His intense, concentrated,
and fragmentary style—characterized by very short pieces of great expressive
depth—has influenced generations of musicians.
I pay tribute to Kurtág’s
poetics by presenting a version for solo bassoon of Pilinszky János: Gérard
de Nerval, taken from his vocal cycles for voice and piano, Op. 17,
dedicated to twentieth-century Hungarian poetry—an extraordinary example of
dialogue between poetry and music.
The bassoon version derives
from the one for solo cello. The dark and introspective timbre of these
instruments gives the piece, which moves almost on tiptoe, an almost “human”
depth.
A small act of reverence,
then, before a giant of contemporary music.
Everyone
knows the fairy tale of the Pied Piper of Hamelin.
But there is another story set in Hamelin: that of Potok, which I decided to
write and set to music.
If you’d like to discover it, this is your chance!
The recording, made on a sunny September afternoon, came about through a
collaboration with my student Leonardo who, in addition to being a promising
bassoonist, is also an excellent percussionist.
Erano passate solo quattro primavere e Georg era già intriso del polline
della musica. La portava con sé con semplicità, spargendola come il profumo di
un fiore. Alla morte del padre, la madre lo fece salire sulle ginocchia e gli
tarpò le ali, vietandogli di inseguire il volo della musica, che — secondo i
suoi calcoli — non lo avrebbe condotto ad attingere al forziere della
sopravvivenza.
Georg iniziò allora a volare in segreto, al buio
degli occhi della madre e dei fratelli. Giunto alla stagione matura, partì per
Lipsia, iscritto per volere materno alla facoltà di giurisprudenza. Nonostante
tutta la prudenza giurata alla mamma, il destino — che lo inseguiva,
determinato a risolversi come un accordo di dominante — gli fece trovare
alloggio accanto a una famiglia di musicisti che spargeva musica impunemente.
Georg cercava di tapparsi le orecchie con la
promessa fatta alla cara mamma, ma il suo cuore vibrava d’emozione al ritmo di
quella musica che superava i muri e brindava, stappando bottiglie d’entusiasmo.
Un giorno, al compagno di studi con cui divideva la stanza capitò fra le mani
un Salmo che Georg aveva musicato e che, per puro caso, era sfuggito al
sacrificio di tutti gli altri suoi illeciti sforzi compositivi, che la madre
non aveva tardato a far sparire appena partito per Lipsia.
Lo prese e lo fece eseguire nella chiesa di
San Tommaso. L’opera fu così apprezzata che il borgomastro incaricò Georg di
scrivere qualcosa di simile ogni quindici giorni. La diga che tratteneva con
forza tutta la musica di quel ragazzo ventenne si ruppe, e non ci fu più nulla
da fare.
Fiumi di musica iniziarono a scorrere da
Eisenach, Francoforte, Dresda, Amburgo, Parigi e a riempire corti, cattedrali,
teatri. La fecondità di Telemann fu straordinaria, di gran lunga superiore a
quella — già consistente — di Bach: si pensi che, a fronte dei cinque cicli
festivi di Kirchenmusiken composti da
Bach, se ne annoverano trentuno di Telemann; e ancora, contro le cinque
Passioni di Bach, il catalogo di Telemann ne conta almeno quarantasei.
Georg smise di scrivere musica solo quando
smise di vivere, il 25 giugno 1767, all’età di ottantasei anni. Ho dirottato il
suono del flauto, a cui le sue dodici Fantasie
sono dedicate, per incanalarlo nel mio fagotto e farlo risuonare di tutta
l’emozione che il talento di Telemann è riuscito a fissare sul pentagramma.