giovedì 18 giugno 2026


 

NAMO GURAVE, il cui significato in sanscrito è «Mi inchino al Maestro Spirituale», è il mio ringraziamento al Guru, al Maestro che, senza chiedere nulla in cambio, illumina il Sentiero rivelandone la Meta.

NAMO GURAVE, in questo caso, è una composizione i cui suoni fluttuano verso Casa, là dove il silenzio comunica con la parte più profonda di noi stessi.

La Volontà Creatrice espande il Suo incommensurabile Amore nella vibrazione che si manifesta, prendendo forma anche nella materia. Intrisa del Suo Amore, la Vita appare.

Immagine di una parte di Sé, essa svela ciò che non può essere narrato, ma solo esperito da chi, andando oltre i simboli, ne vive il significato.

Come semi lanciati nel vento della musica, le parole del Guru attecchiscono là dove il cuore trascende la materia: in campi di silenzio.


 

Colorare la musica è l’idea che anima questo brano per fagotto solo.

La prima sezione, Yellow, esplora il registro più acuto dello strumento. Sonorità luminose e taglienti si delineano attraverso intervalli netti, evocando la vivacità e la brillantezza del colore giallo.

Con Blue il paesaggio sonoro cambia. Il discorso si sposta verso un registro più grave, dove il timbro del fagotto si fa più scuro e profondo. Il movimento in sei ottavi conferisce alla musica un andamento fluido, quasi pittorico. La sezione conclusiva, Green, nasce dall’incontro dei materiali precedenti. Le caratteristiche di Yellow e Blue si intrecciano e si fondono, generando una nuova dimensione espressiva, come accade ai colori che, mescolandosi, danno origine a nuove sfumature. L’indicazione agogica riportata in partitura è “Il tempo necessario” (ad lib.), con l’intento di lasciare all’esecutore la libertà di modellare il materiale sonoro in funzione dell’intensità espressiva che desidera ottenere.

venerdì 5 giugno 2026


Io vado all’asilo. Ci vado da grande e mi diverto come un bambino. Essendo un musicista, porto con me un fagotto pieno di musica. Come da uno scrigno magico, ne escono fiabe e fantasie sonore.
La filastrocca musicale Donato, l’orso imbranato è nata così: dalla fantasia che si nasconde tra i disegni dei bambini, sul tappeto d’erba dove giocano a raccogliere fazzoletti colorati come farfalle, su un treno senza binari che corre verso montagne altissime e mari sconfinati.


 

mercoledì 27 maggio 2026


Senza parole, colpito da tempo da una totale afonia, Niccolò Paganini, all’età di 58 anni, se ne va in silenzio il 27 maggio 1840.

La musica, lanciata con tutta la forza del suo “Cannone” — il violino che per tutta la vita lo difese dalla banalità — risuona come un temporale in quel giorno di primavera. Nel vento, che per anni ha spettinato i suoi lunghi capelli scarmigliati, soffia ancora il mistero di quell’uomo magrissimo e ossuto, che osservava il mondo attraverso le lenti blu dei suoi occhiali.

Capace di far piangere e di evocare la voce degli angeli con il suo violino, lascia che le note, quel giorno, cadano dal cielo per suonare l’ultimo capriccio.

«Quanti sono a suonare?» chiese uno spettatore non vedente durante un suo concerto.
«È uno solo», gli risposero.
«Allora è il diavolo».

Il parroco, non riuscendo a confessarlo, gli nega la sepoltura. Imbalsamato, venne conservato nella cantina della casa di Nizza dove morì.

La salma rimase insepolta per decenni e fu traslata segretamente in diverse località: dal porto di Villafranca, in Francia, fino al castello del figlio nei pressi di Parma. Nel 1876, dopo anni di battaglie legali ed ecclesiastiche, il feretro trovò finalmente riposo definitivo nel Cimitero della Villetta di Parma, dove si trova tutt’oggi.

Ho pensato di omaggiare quel “diavolo” del violino, dal cuore generoso di un serafino, eseguendo le Variationen über ein Thema von Paganini, Op. 26 per fagotto solo di Gotthard Odermatt. 


 

giovedì 21 maggio 2026


Il secondo movimento di CUM – Sonata breve per fagotto e pianoforte di Danilo Zaffaroni è un Soliloquio.
Il pianoforte rimane in ascolto, in silenzio, lasciando il fagotto solo a esprimersi in un canto meditativo, scevro di armonie.


 

giovedì 14 maggio 2026



Among the members of the Philadelphia Orchestra from the mid-20th century onward were the great bassoonist Bernie Garfield and the Romanian cellist and composer Marcel Farago. Both born in 1924 — Garfield in Brooklyn and Farago in Timișoara, Romania — they shared their lives within one of the world’s most prestigious orchestras and collaborated on the creation of two of Farago’s works: the Phantasy, Op. 40, on a theme by Niccolò Paganini, and the Variations, Op. 51, on Arcangelo Corelli’s La Follia for solo bassoon.

The composer wrote:

“The Fantasy for bassoon came to life thanks to Bernie Garfield, to whom it is dedicated, and who helped me by advising mostly about the possibilities and impossibilities of the bassoon. To me, it was the greates challenge to write for one instrument alone, an instrument I did not know well enough. Its success is to be given to Bernie.”

Bernie Garfield lived to the age of one hundred and left a profound mark on the world of bassoon playing. Among the many honors he received throughout his distinguished career were the Lifetime Achievement Award from New York University, an honorary degree from the Curtis Institute of Music, and honorary membership in the International Double Reed Society. His constant pursuit of perfection, elegance, and exquisite artistry places him among the greatest bassoonists in the world. His multifaceted legacy will continue to resonate forever.