Tino bighellonava fra i campi con il suo fagottino in spalla. Seguiva il volo delle farfalle nei loro sentieri aggrovigliati e osservava gli uccelli sfrecciare nei rettilinei, in corsa col vento. Fischiettava il tema dei Troll suonato dai fagotti nel "Peer Gynt" e si godeva ogni ora passata lontano dai banchi di scuola.
Uno sciame d'insetti lo raggiunse dal bosco.
"Aiuto! Aiuto!" gridavano.
"Che succede?" domandò Tino.
"La principessa Viola è stata fatta prigioniera dall'Orco Gramigna!".
Tino, sempre pronto ad aiutare chi ne ha bisogno, chiese di accompagnarlo da lei.
Giunto al castello dell'Orco Gramigna rimase in silenzio a studiare la situazione.
"No!" si sentiva gridare fra le mura del castello "No!".
La voce dell'orco risuonava scura e minacciosa ad ogni richiesta della principessa di essere liberata.
"No!".
Tino allora, preso il suo fagottino, iniziò a suonare dei Si, uno per ogni "No!" che arrivava dal castello.
Continuò finché l'Orco Gramigna confuso gridò "Si!".
L'incantesimo si ruppe e la principessa Viola fu liberata.
Tino rimise il fagottino in spalla, l'ancia in bocca, e ripartì per nuove avventure.
Viaggi fantastici, itinerari fantasiosi per bambini di ogni età, dentro e fuori dal fagotto
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martedì 23 luglio 2019
giovedì 1 novembre 2018
TINO, SUONATORE DI FAGOTTINO E LA NOTA MA
Tino, suonatore di
fagottino, partì per le vacanza al mare.
Pala, badile e
secchiello, formine per la sabbia e progetti di castelli sulla
spiaggia con vista mare.
Il suo fagottino lo
seguiva come un cucciolo da addomesticare.
Addormentato sul
sedile posteriore gli appoggiava la testa.
Sognò le note del
mare.
Il sol. Il re. Il
ma.
Non è possibile! la
nota ma non esiste!
Eppure lui la sognò.
Era così sottile da
lasciare nel dubbio che ci fosse. S’insinuava fra le altre note con
gran velocità, da lasciare nel dubbio se averla sentita oppure no.
A volte si
nascondeva alla fine della musica lasciando, dopo l’ultima nota, un
silenzio poco convincente.
Oppure si piazzava
all’inizio di una brano con la gamba tesa per fare lo sgambetto
alla prima nota.
Da quel sogno in poi
Tino stette sempre molto attento a non far entrare la nota MA nel suo
fagottino, che felice lo ricambiava con una musica così pulita da
risultare sempre bella, senza ma ne però.
giovedì 20 agosto 2015
ORLANDO, TINO E IL FAGOTTINO
Orlando suona il
fagottino
in costume da
bagno nel giardino
la scuola è assai
lontana
tace da più di un
mese la campana
nel mare nuotano
le balene
pucciare l’ancia
non conviene
con la sabbia
Orlando fa un castello
usa della sua
ancia la paletta e il cannello
una conchiglia
sulla torre è stata messa
da li si affaccia
una bella principessa
con lo sguardo
cerca il bagnino
vuol sapere se li
intorno qualcuno suona il fagottino
una canzone l’ha
svegliata
da più di un anno
che era addormentata
tornato dalla
spiaggia Orlando suona il fagottino
nell’aria fresca
del giardino
del Peter suona
una canzone
la principessa dal
castello si affaccia sul balcone
del Muller suona
un pezzettino
dietro le spalle
lo ascolta Tino il famoso eroe del fagottino
“Sei un mago!”
dice a Orlando
che risponde di
rimando
“Suono solo il
fagottino”
“E dici poco caro
bambino!
Due pezzi di
canna, un tubo di legno e una esse
e gli incantesimi
togli alle principesse!”
sorride e fa
l’occhiolino
a quel magico
bambino
e messo in spalla
il suo fagotto
sparisce in
quattro e quattr’otto
mercoledì 19 agosto 2015
L'ORCO GIGIONE
L’Orco Gigione non ha fretta, cammina adagio, ragiona
lentamente e parla a rallentatore.
La sua voce bassa arriva dalla caverna del suo stomaco e
il suo alito è umido e pesante; almeno 30 chili.
Trenta chili di alito pesante non è uno scherzo ma un
macigno che ti stende.
L’Orco Gigione è sordo, ma non completamente. Riesce a
sentire i tuoni, le frane, i colpi di cannone e quando ci sono i terremoti.
Dove abita?
Ovunque, ma non lo vede nessuno.
E’ troppo lento perché la gente si accorga di lui. Certo,
se fa un sospiro i suoi trenta chili di aria putrida posso provocare
svenimenti, ma la gente pensa che sia dovuto ad un calo di pressione.
L’Orco Gigione si aggira fra la gente indaffarata, si
siede ad osservare tutte quelle formiche che corrono, lavorano e non stanno mai
ferme. Dopo una mezz’oretta si chiede
“Perche?” ma prima di trovare una risposta è già notte e si addormenta.
Un giorno un bambino vide l’Orco Gigione e si spaventò.
Non aveva mai visto un orco e non sapeva che l’Orco
Gigione è il più buono tra tutti gli orchi.
Cominciò a piangere e la mamma non capiva cosa avesse,
cercava di calmarlo, ma il bambino piangeva sempre più forte e non riusciva a
togliere gli occhi dall’orco che lo fissava, stupito da tutte quelle smorfie.
Mentre il bimbo piangeva disperato e la mamma lo accarezzava
per consolarlo, in fondo alla via comparve Tino.
Annusò l’aria, alzò lentamente lo sguardo e vide l’Orco
Gigione.
Prese il suo fagottino e suonò forte un LA. Lo tenne
lungo e pian piano ne diminuì l’intensità sino ad arrivare ad un pianissimo
lontano. L’Orco e la paura del bambino si allontanarono con quel LA.
Arrivarono così lontano che non si videro mai più.Tino sorrise al bambino che aveva smesso di piangere e
rimesso il fagottino in spalla e l’ancia in bocca proseguì per la sua strada
verso nuove avventure.
martedì 18 agosto 2015
SPETTATORI DI PRIMA FILA
Tino prese il suo fagottino ed iniziò a suonare un sol.
Era solo un sol, ma a volte basta una sola nota per fare una magia.
Lo eseguì così bene! Dolce … caldo … che il sole bucò finalmente le nuvole che lo tenevano prigioniero da parecchi giorni.
Tino sorrise al sole e rimesso il fagottino in spalla e l’ancia in bocca proseguì per la sua strada verso nuove avventure.
“Ma questa avventura dov’è?” chiese delusa Caterina, la giovane fagottista che segue Tino nelle sue avventure.
“L’avventura è questa cara Caterina”
Quel raggio di sole fece uscire dalla sua tana la marmotta, che iniziò a fischiare felice;
la lumaca scese la scala a chiocciola della sua casetta e uscì in giardino a godersi il sole.
Il gallo si piazzò in mezzo al pollaio e sparò dei chicchirichì così gioiosi da far sorridere le galline.
Il gatto, dopo essersi stirato, s’incamminò pacifico nel prato, dove le cavallette avevano già iniziato la gara di salto in lungo.
Il topolino mise il muso fuori dalla sua casetta e con gli occhi che brillavano per quel nuovo raggio di sole, annusò l’aria che sapeva di formaggio fuso: squittì eccitato e si lanciò alla ricerca.
Quel raggio di sole che arrivò dopo tanti giorni di pioggia illuminò i fiori e spalancò i loro petali in un esplosione di colori.
Le api si alzarono in volo con un forte ronzio da aeroplano, incrociarono le farfalle che leggere parevano spruzzi di colore nel vento e schivarono le mosche che saettavano a tutta velocità, con la tuta e il caschetto nero, in un invisibile circuito di formula uno.
Quel raggio di sole rischiarò le cime lontane dei monti che si aprirono in un superbo fondale sul teatro della Vita. Un teatro dove noi siamo attori con il ruolo di “spettatori di prima fila” illuminati da un fascio di sole.
lunedì 17 agosto 2015
DIVERTIMENTO IN FA
“FAcciamo che
tu FAi un FAmoso FAchiro” disse FAbrizia a FAbio
“FAcciamo che
tu FAi la moglie del FAraone” propose FAbio a FAbrizia
“FA lo stesso
se FAccio la FAta o la FAtina?”
“FAi pure FAntastica FAbrizia
“Sembra FAcile
FAre la FAta ma ti assicuro che è FAticoso.
FAre sempre FAvolose magie è una FAccenda
molto seria”
“Ma FAmmi il FAvore! FAre il FAchiro si che è
FAstidioso” rispose FAbio
“FAi il FAlegname così pianti tutti i chiodi
del FAchiro”
“FAntastico! e
tu FAi il FAntasma FArfallone,
nessuno ti vede e non dovrai più FAre
FAntastiche magie”
“FAcciamo che
tu sei un FAnatico del FAgotto”
“FAcciamo che
tu sei un FAgiolo e io un FAgiano”
“O una FAlena”
“FA come ti pare
basta che non FAvelli più”
concluse FAbrizia.
Facevano il gioco del FA ormai da ore, all’inizio lo
trovarono divertente, ma col passare del tempo si accorsero di esserne rimasti
prigionieri, non riuscivano più a smettere.
Stavano impazzendo quando passò di li Tino e nel sentire i
due amici prigionieri del gioco del FA prese il suo fagottino suonò un Fa e sul quel FA ci mise una lunga
corona che poi tolse nel silenzio.
L’incantesimo s’era spezzato!
“Grazie!” gli dissero Fabio e Fabrizia “stavamo per
impazzire”
“Io ho Fatto Fagotto e ai FA Faccio quello che voglio”
rispose Tino con un sorriso strizzando l’occhio e rimesso il fagottino in
spalla e l’ancia in bocca proseguì per la sua strada verso nuove avventure.
giovedì 13 agosto 2015
ARPEGGI DI MI
In una notte di luna piena il ragnetto Nota decise che
avrebbe tessuto la più bella ragnatela che mai ragno fosse riuscito a tessere.
Scelse il posto con molta cura e quando finalmente l’ebbe
trovato iniziò la sua opera sotto lo sguardo benevolo della luna.
Lavorò per tutta la notte e quando la luna lo salutò per
andarsene a riposare, lui proseguì instancabile.
Il primo raggio di sole illuminò la ragnatela finalmente
terminata, brillava ornata dalla rugiada!
Il ragnetto osservò la sua opera e pieno d’orgoglio si
sistemò al centro addormentandosi felice.
Si svegliò sicuro di trovare un sacco di ammiratori
intenti ad contemplare il suo capolavoro e rimase assai deluso quando vide che
non vi era nessuno , nemmeno la luna.
Quella notte vi erano le nuvole e nascondevano a tutto il
cielo la sua straordinaria ragnatela.
Passò una settimana e nessuno arrivò ad ammirare l’
eccezionale ragnatela.
Il ragnetto Nota divenne così triste che pareva una
lacrima appesa alla rete.
Non mangiava più tanto era grande lo sconforto e stava
perdendo ogni speranza d’esser lodato per la sua opera d’arte quando passò di
li Tino.
Esaminò la ragnatela,
osservò il ragnetto desolato appeso a un filo, si guardò intorno e capì.
Prese il suo fagottino ed inizio a suonare degli arpeggi
di Mi maggiore.
L’arpeggio avvolse la ragnatela e arrivò sino al ragno
cantando: MI, MI, MI piace! Mi piace!!
Nel sentir tutto quell’apprezzamento il ragnetto ritrovò
il sorriso e l’appetito.
Finalmente la sua opera era stata apprezzata!
Tino sorrise al ragnetto e gli disse: “ Stai attento però
a non rimanere più intrappolato nella rete dell’orgoglio!” e rimesso il
fagottino in spalla e l’ancia in bocca proseguì per la sua strada verso nuove
avventure.
mercoledì 12 agosto 2015
IL RE
La regina avanzava dando la mano al vento.
I sudditi s’inchinavano per metà in quel regno senza re.
Non era morto e nemmeno scappato; non c’era mai stato, punto
e basta.
Il trono era vuoto e il castello pieno di soldati senza
un ordine da eseguire.
La principessina non aveva mai chiamato “Papà!” e sedeva
sulle ginocchia dei consiglieri reali quando voleva sentire le avventure dei
cavalieri.
La regina s’affacciò al balcone e un castello di silenzio
riempì l’aria.
I sudditi aspettavano con gli occhi rivolti al cielo le
parole della loro regina.
“Cari sudditi, orfani di re” si alzò nel vento la voce
della sovrana ”siamo come una nave senza capitano che va incontro alla
tempesta”
Un tremito percorse la folla e la regina continuò “ Oggi
Re Ottone di Fiatilandia ci ha dichiarato guerra”
Il silenzio scoppiò come una bolla di sapone e la folla
si mosse agitata.
Fu proprio in quel momento che Tino arrivò al castello e
vedendo tutta quella folla spaventata chiese ad una dama che piangeva “Che
succede?”
“Quel trombone di Re Ottone ci ha dichiarato guerra e non
abbiamo un re! è finita!” rispose tra i singhiozzi
la donna.
Tino allora prese il suo fagottino e iniziò a suonare un
forte re.
Un Re forte , sicuro e deciso comparve allora sul trono
di quel castello e alzatosi ordinò
“Portatemi dal Re Ottone!”
I sovrani una volta incontrati chiarirono le loro
posizioni, si accordarono e concertarono la pace.
Soddisfatto Tino si rimise il fagottino in spalla,
l’ancia in bocca e proseguì per la sua strada verso nuove avventure.
martedì 11 agosto 2015
LA SCALA
Era una calda giornata d’estate e i gatti oziavano
all’ombra.
Saltino, il gatto nero, mentre osservava gli uccellini
che tra un volo e l’altro riposavano sui rami, cominciò ad avere fame.
“Potrei mangiarne uno” pensò e con un salto si arrampicò
sull’albero.
Nel vederlo salire tutti gli uccelli volarono via
lasciandolo solo ed affamato.
Tutti tranne uno. Se ne stava in cima all’albero sul ramo
più lontano.
Era sicuro che fin lassù il gatto non avrebbe potuto
arrivare e se ne stava tranquillo a riposare.
Saltino lo vide e lentamente iniziò l’avvicinamento.
Salì con molta attenzione e raggiunse la cima
dell’albero.
“Ed ora buon appetito” pensò mentre spiccava il salto
verso l’ultimo ramo.
L’uccello dovette ricredersi e spiccò il volo mente
Saltino si aggrappava al ramo vuoto oscillando pericolosamente.
Iniziò a miagolare disperatamente, non era più capace di
risalire sul ramo che si piegava e dondolava infastidito da quel gatto così
pesante.
Fu proprio in quel momento che Tino passava da quelle parti.
Sentì subito il miagolio di aiuto del gatto e corse sotto
l’albero.
Prese il suo fagottino e fece una scala, una lunga scala
di due ottave. Una scala di Do.
La scala, ben eseguita, raggiunse il gatto.
Saltino vi saltò sopra e discese velocemente.
“Grazie!” disse a Tino appena toccò terra.
“E’ stato un piacere!” rispose sorridendo Tino chiudendo
la scala di Do nel silenzio.
“Do è sempre così
generoso” continuò” -ti do una mano- mi ha detto vedendo che eri in
difficoltà e così ho fatto la sua scala!” e messo il fagottino in spalla e
l’ancia in bocca proseguì per la sua strada verso nuove avventure.
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