mercoledì 12 agosto 2015

IL RE



La regina avanzava dando la mano al vento.
I sudditi s’inchinavano per metà in quel regno senza re.
Non era morto e nemmeno scappato; non c’era mai stato, punto e basta.
Il trono era vuoto e il castello pieno di soldati senza un ordine da eseguire.
La principessina non aveva mai chiamato “Papà!” e sedeva sulle ginocchia dei consiglieri reali quando voleva sentire le avventure dei cavalieri.
La regina s’affacciò al balcone e un castello di silenzio riempì l’aria.
I sudditi aspettavano con gli occhi rivolti al cielo le parole della loro regina.
“Cari sudditi, orfani di re” si alzò nel vento la voce della sovrana ”siamo come una nave senza capitano che va incontro alla tempesta”
Un tremito percorse la folla e la regina continuò “ Oggi Re Ottone di Fiatilandia ci ha dichiarato guerra”
Il silenzio scoppiò come una bolla di sapone e la folla si mosse agitata.
Fu proprio in quel momento che Tino arrivò al castello e vedendo tutta quella folla spaventata chiese ad una dama che piangeva “Che succede?”
“Quel trombone di Re Ottone ci ha dichiarato guerra e non abbiamo un re! è finita!” rispose tra i singhiozzi
la donna.
Tino allora prese il suo fagottino e iniziò a suonare un forte re.
Un Re forte , sicuro e deciso comparve allora sul trono di quel castello e alzatosi ordinò
“Portatemi dal Re Ottone!”
I sovrani una volta incontrati chiarirono le loro posizioni, si accordarono e concertarono la pace.
Soddisfatto Tino si rimise il fagottino in spalla, l’ancia in bocca e proseguì per la sua strada verso nuove avventure.


martedì 11 agosto 2015

LA SCALA




Era una calda giornata d’estate e i gatti oziavano all’ombra.
Saltino, il gatto nero, mentre osservava gli uccellini che tra un volo e l’altro riposavano sui rami, cominciò ad avere fame.
“Potrei mangiarne uno” pensò e con un salto si arrampicò sull’albero.
Nel vederlo salire tutti gli uccelli volarono via lasciandolo solo ed affamato.
Tutti tranne uno. Se ne stava in cima all’albero sul ramo più lontano.
Era sicuro che fin lassù il gatto non avrebbe potuto arrivare e se ne stava tranquillo a riposare.
Saltino lo vide e lentamente iniziò l’avvicinamento.
Salì con molta attenzione e raggiunse la cima dell’albero.
“Ed ora buon appetito” pensò mentre spiccava il salto verso l’ultimo ramo.
L’uccello dovette ricredersi e spiccò il volo mente Saltino si aggrappava al ramo vuoto oscillando pericolosamente.
Iniziò a miagolare disperatamente, non era più capace di risalire sul ramo che si piegava e dondolava infastidito da quel gatto così pesante.
Fu proprio in quel momento che Tino passava da quelle parti.
Sentì subito il miagolio di aiuto del gatto e corse sotto l’albero.
Prese il suo fagottino e fece una scala, una lunga scala di due ottave. Una scala di Do.
La scala, ben eseguita, raggiunse il gatto.
Saltino vi saltò sopra e discese velocemente.
“Grazie!” disse a Tino appena toccò terra.
“E’ stato un piacere!” rispose sorridendo Tino chiudendo la scala di Do nel silenzio.
“Do è sempre così  generoso” continuò” -ti do una mano- mi ha detto vedendo che eri in difficoltà e così ho fatto la sua scala!” e messo il fagottino in spalla e l’ancia in bocca proseguì per la sua strada verso nuove avventure.