lunedì 17 agosto 2015

DIVERTIMENTO IN FA



“FAcciamo che tu FAi un FAmoso FAchiro” disse FAbrizia a FAbio
“FAcciamo che tu FAi la moglie del FAraone” propose FAbio a FAbrizia
“FA lo stesso se FAccio la FAta o la FAtina?”
“FAi pure FAntastica FAbrizia
“Sembra FAcile FAre la FAta ma ti assicuro che è FAticoso. FAre sempre FAvolose magie è una FAccenda molto seria”
“Ma FAmmi il FAvore! FAre il FAchiro si che è FAstidioso” rispose FAbio
“FAi il FAlegname così pianti tutti i chiodi del FAchiro”
“FAntastico! e tu FAi il FAntasma FArfallone, nessuno ti vede e non dovrai più FAre FAntastiche magie”
“FAcciamo che tu sei un FAnatico del FAgotto”
“FAcciamo che tu sei un FAgiolo e io un FAgiano”
“O una FAlena”
“FA come ti pare basta che non FAvelli più” concluse  FAbrizia.
Facevano il gioco del FA ormai da ore, all’inizio lo trovarono divertente, ma col passare del tempo si accorsero di esserne rimasti prigionieri, non riuscivano più a smettere.
Stavano impazzendo quando passò di li Tino e nel sentire i due amici prigionieri del gioco del FA prese il suo fagottino  suonò un Fa e sul quel FA ci mise una lunga corona che poi tolse nel silenzio.
L’incantesimo s’era spezzato!
“Grazie!” gli dissero Fabio e Fabrizia “stavamo per impazzire”
“Io ho Fatto Fagotto e ai FA Faccio quello che voglio” rispose Tino con un sorriso strizzando l’occhio e rimesso il fagottino in spalla e l’ancia in bocca proseguì per la sua strada verso nuove avventure.


giovedì 13 agosto 2015

ARPEGGI DI MI




In una notte di luna piena il ragnetto Nota decise che avrebbe tessuto la più bella ragnatela che mai ragno fosse riuscito a tessere.
Scelse il posto con molta cura e quando finalmente l’ebbe trovato iniziò la sua opera sotto lo sguardo benevolo della luna.
Lavorò per tutta la notte e quando la luna lo salutò per andarsene a riposare, lui proseguì instancabile.
Il primo raggio di sole illuminò la ragnatela finalmente terminata, brillava ornata dalla rugiada!
Il ragnetto osservò la sua opera e pieno d’orgoglio si sistemò al centro addormentandosi felice.
Si svegliò sicuro di trovare un sacco di ammiratori intenti ad contemplare il suo capolavoro e rimase assai deluso quando vide che non vi era nessuno , nemmeno la luna.
Quella notte vi erano le nuvole e nascondevano a tutto il cielo la sua straordinaria ragnatela.
Passò una settimana e nessuno arrivò ad ammirare l’ eccezionale ragnatela.
Il ragnetto Nota divenne così triste che pareva una lacrima appesa alla rete.
Non mangiava più tanto era grande lo sconforto e stava perdendo ogni speranza d’esser lodato per la sua opera d’arte quando passò di li Tino.
Esaminò la ragnatela,  osservò il ragnetto desolato appeso a un filo, si guardò intorno e capì.
Prese il suo fagottino ed inizio a suonare degli arpeggi di Mi maggiore.
L’arpeggio avvolse la ragnatela e arrivò sino al ragno cantando: MI, MI, MI piace! Mi piace!!
Nel sentir tutto quell’apprezzamento il ragnetto ritrovò il sorriso e l’appetito.
Finalmente la sua opera era stata apprezzata!

Tino sorrise al ragnetto e gli disse: “ Stai attento però a non rimanere più intrappolato nella rete dell’orgoglio!” e rimesso il fagottino in spalla e l’ancia in bocca proseguì per la sua strada verso nuove avventure. 

mercoledì 12 agosto 2015

IL RE



La regina avanzava dando la mano al vento.
I sudditi s’inchinavano per metà in quel regno senza re.
Non era morto e nemmeno scappato; non c’era mai stato, punto e basta.
Il trono era vuoto e il castello pieno di soldati senza un ordine da eseguire.
La principessina non aveva mai chiamato “Papà!” e sedeva sulle ginocchia dei consiglieri reali quando voleva sentire le avventure dei cavalieri.
La regina s’affacciò al balcone e un castello di silenzio riempì l’aria.
I sudditi aspettavano con gli occhi rivolti al cielo le parole della loro regina.
“Cari sudditi, orfani di re” si alzò nel vento la voce della sovrana ”siamo come una nave senza capitano che va incontro alla tempesta”
Un tremito percorse la folla e la regina continuò “ Oggi Re Ottone di Fiatilandia ci ha dichiarato guerra”
Il silenzio scoppiò come una bolla di sapone e la folla si mosse agitata.
Fu proprio in quel momento che Tino arrivò al castello e vedendo tutta quella folla spaventata chiese ad una dama che piangeva “Che succede?”
“Quel trombone di Re Ottone ci ha dichiarato guerra e non abbiamo un re! è finita!” rispose tra i singhiozzi
la donna.
Tino allora prese il suo fagottino e iniziò a suonare un forte re.
Un Re forte , sicuro e deciso comparve allora sul trono di quel castello e alzatosi ordinò
“Portatemi dal Re Ottone!”
I sovrani una volta incontrati chiarirono le loro posizioni, si accordarono e concertarono la pace.
Soddisfatto Tino si rimise il fagottino in spalla, l’ancia in bocca e proseguì per la sua strada verso nuove avventure.


martedì 11 agosto 2015

LA SCALA




Era una calda giornata d’estate e i gatti oziavano all’ombra.
Saltino, il gatto nero, mentre osservava gli uccellini che tra un volo e l’altro riposavano sui rami, cominciò ad avere fame.
“Potrei mangiarne uno” pensò e con un salto si arrampicò sull’albero.
Nel vederlo salire tutti gli uccelli volarono via lasciandolo solo ed affamato.
Tutti tranne uno. Se ne stava in cima all’albero sul ramo più lontano.
Era sicuro che fin lassù il gatto non avrebbe potuto arrivare e se ne stava tranquillo a riposare.
Saltino lo vide e lentamente iniziò l’avvicinamento.
Salì con molta attenzione e raggiunse la cima dell’albero.
“Ed ora buon appetito” pensò mentre spiccava il salto verso l’ultimo ramo.
L’uccello dovette ricredersi e spiccò il volo mente Saltino si aggrappava al ramo vuoto oscillando pericolosamente.
Iniziò a miagolare disperatamente, non era più capace di risalire sul ramo che si piegava e dondolava infastidito da quel gatto così pesante.
Fu proprio in quel momento che Tino passava da quelle parti.
Sentì subito il miagolio di aiuto del gatto e corse sotto l’albero.
Prese il suo fagottino e fece una scala, una lunga scala di due ottave. Una scala di Do.
La scala, ben eseguita, raggiunse il gatto.
Saltino vi saltò sopra e discese velocemente.
“Grazie!” disse a Tino appena toccò terra.
“E’ stato un piacere!” rispose sorridendo Tino chiudendo la scala di Do nel silenzio.
“Do è sempre così  generoso” continuò” -ti do una mano- mi ha detto vedendo che eri in difficoltà e così ho fatto la sua scala!” e messo il fagottino in spalla e l’ancia in bocca proseguì per la sua strada verso nuove avventure.